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Si chiama “Rose c’est Paris”, e subito entriamo in fibrillazione per tal titolo evocativo, grazie alle splendide fotografie esposte al Museo Alinari in Piazza Santa Maria Novella in Firenze. “Parigi val bene una messa” disse Enrico IV di Francia, anche se in questo caso, Paris, musa ispiratrice, racconta d’un menage à trois allegorico col bianco-nero dell’artista Bettina Rheims ed il filmato di Serge Bramly. La scenografia è sorprendente, un percorso di quadri viventi sapientemente realizzati, ove la narrazione la fa da padrone. Film e foto si intersecano, si completano, dando vita ad un mondo surreale fatto di pathos, eros, qualcosa di sadomaso, ove feticismo e fantasia prendono corpo.

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Il titolo, ripetiamo, intriga, racconta d’una storia doppia, doppia come le sorelle gemelle, B e Rose, con l’Effeil alle spalle. B cerca la bella gemellina, anche se quest’ultima sostiene d’essere scomparsa. Insomma, un “can-can” silenzioso, magico, ambiguo, effervescente come lo champagne capace di snodarsi attraverso boulevard, Grand Hotel, fabbriche, caffè…cabaret. La chiave è nell’immaginazione di chi guarda, e se proprio non si riesce in questa disinibita spy-story, si può chiedere aiuto a James Bond o, meglio ancora, a Polansky che, grazie al capolavoro di ‘Frantic’, ci fece conoscere la città come le nostre tasche.

Affascinante in tal percorso osservare anche personaggi celebri nella loro magnificenza qual Charlotte Rampling, Naomi Campbell, la nostra (o parigina?) Monica Bellucci, Helena Noguerra, ed altre splendide creature ancora.

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Calchiamo il suolo museale soffermandoci sui tanti tacchi, must dell’equilibrio di quint’essenza femminile. Eppoi calze “alla parigina”, guanti sulle cosce lunghe che…scoprono più che coprire, seguiti da ‘spacchi’ inguinali di nuda pelle, mascherine provocatorie, con seni, tanti seni: prorompenti, adolescenziali, ‘a punta’, per entrar dentro coppe di flutè.

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E, mentre qualche statua osserva, le belle signore approfittano per esibire cinghie e giarrettiere, tra bambole finte e pelle liscia nera come il peccato. Spunta pure una corona, lasciando spazio ad una sorta di “MonnaLisa”ambigua e tatuata seduta sulla metrò, ed una bruna ‘femme’ col simbolo fallico della pistola che si spara in bocca. Ruota poi una ‘sorella’ così bella, ma così bella e ‘rossettata’ che vien proprio voglia di vederla.

E come non menzionare poi le foto shock, quelle fatte senza un significato preciso, ‘cliccate’ così….per ispirazione, voglia, per…..?

Era il 1978 quando Bettina Rheims fotografò le spogliarelliste: ciò la portò verso percorsi altamente femminili, “pura femmena”, valorizzando nudità esterne nonché interiori, grazie alla sua maestria. Perché la Rheims riesce a catturare quell’alone di mistero, quelle donne altezzose ed ineffabili, con un sapiente click? E’ difficile rispondere, forse…sensibilità pura che scandaglia il corpo, entrando metaforicamente nelle nude vergogne, nonchè nell’anima.

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Silenzio. Ssst…ssst……L’intimità striscia come una serpe, entra nelle stanze d’albergo, e coglie la donna, regina della stanza, nella seducente suggestione delle vecchie carte da parati.

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Oggi Bettina Rheims et Serge Bramly sono artisti conosciuti e stimati in ogni parte del globo, grazie anche ai lavori su commissione per altisonanti marchi e prestigiose riviste.

Adesso…adesso chiudiamo gli occhi perché Belfagor ci scruta ben bene prima di sfasciarsi sul suolo parigino. La storia è finita.

Ma…siamo sicuri? C’è chi aspetta il replay.

La mostra è visitabile sino al 27 novembre. Chi la perde muore.

Info:055-216.310

di Carla Cavicchini

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