Dammi l’anello chevalier e ti dirò chi sei

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Un vezzo? Si potrebbe definire tale ma la sua storia ci racconta qualcosa di più interessante.

Di cosa sto parlando? Ma dell’anello chevalier o meglio da tutti conosciuto come l’anello, maschile o femminile, con lo stemma della propria famiglia.La voglia di nobiltà ha visto il proliferare di artigiani e gioiellieri impegnati a creare nuovi modelli e fogge per questo nobile ornamento ritornato di gran moda. Si distingue quindi dagli anelli comuni per recare in inciso incavo lo stemma, più precisamente scavato tramite bulino. Tale stemma impresso nella ceralacca appare in positivo. Il modello maggiormente utilizzato è l’anello chevalier che per avere il castone piatto ben si presta ad essere trasformato in un anello sigillo. Solo l’anello “del pescatore, di pertinenza papale, presenta incisione a sbalzo.

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Cerchiamo in questo maremagnum di fissare alcuni principi base.

Storicamente l’origine di questo  gioiello nasce dall’esigenza pratica di certificazione personale. In un passato dove leggere e scrivere era prerogativa di una classe elitaria il poter lasciare un simbolo o segno identificabile da tutti era davvero importante.

Insieme al titolo il capofamiglia eredita anche l’anello chevalier. Anche gli altri componenti della famiglia possono averne uno ma presentano differenze  rispetto a quello del primogenito. Per esempio le donne utilizzano solo lo scudo, mentre in quello dei cadetti, cioè gli altri figli maschi dopo il primogenito, solitamente non viene incisa la corona nobiliare, poichè il titolo è di pertinenza solo per il primo.

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I materiali utilizzati per la sua creazione possono essere i piu’ vari. Solitamente sono in oro, meglio oro rosso e non giallo o comunque che dia l’aspetto del vissuto. Io nel corso della mia vita il più bello visto era quello di una mia amica marchesa inciso su una radice di diamante.

Dove portarlo? Non esiste una regola fissa. Poichè quello indossato dovrebbe essere di famiglia, quindi tramandato, può essere inserito nel dito che più si adatta alla sua misura. Sicuramente portarlo al mignolo resta prerogativa femminile.

Quando indossarlo? Io lo porto ogni giorno con estrema disinvoltura, non lo levo mai neanche per andare a letto. Quindi direi che è solo questione di abitudine. Vince sempre la regola che nella vita occorre essere se stessi. Quindi se gli altri vi faranno notare che in quel determinato contesto l’anello è forse un po “troppo”, non lo levate, fa parte della vostra storia. E’ un legame affettivo, una sorta di cordone ombelicale.

Anello testa leone in oro giallo 100109-1

Un piccolo consiglio agli uomini. Ho visto una volta una persona utilizzare l’anello chevalier per sigillare una lettera con la ceralacca. Direi proprio che non si fa! Per queste cose esiste l’apposito sigillo domestico. Anche perchè si rischia col calore della ceralacca fusa di bruciarvi il dito, ed eventuale peluria, e che la stessa ceralacca resti attaccata all’anello. Un tempo per fuorviare a questo inconveniente di usava inumidire l’anello con la lingua, ma direi di evitare questa cosina poco igienica ed oltretutto davanti ad altre persone.

Banditi anelli maschili con teste di leone, con occhi di rubini, anelli d’oro con diamantino. Purtroppo rievocano mani di personaggi poco amichevoli!

Non mi resta che salutarvi nella speranza che questi ragguagli possano esservi utili e ricordatevi che non sarà mai un anello a differenziarvi dagli altri, la nobiltà della persona si ravvisa in caratteristiche ben differenti e non in accessori esterni…noblesse oblige.

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