Prada campagna primavera estate 2012

Prada SS12 BD1

Le automobili anni Cinquanta tutte muscoli e bielle roventi con le ali posteriori appuntite e la carrozzeria impreziosita da fiamme riflettono i motivi di design della
collezione. Il linguaggio iconografico dell’America viene ritracciato in più di mezzo secolo di cultura e di stile pop. Il distributore diventa il simbolo di questo crocevia postmoderno di nuovi orizzonti e di successo economico, un palcoscenico sul quale entrano in collisione moda, fantasia e la promessa di nuove scoperte.

Prada SS12 AD2

1950s hot rods and muscle cars with spiky rear fins and bodies emblazoned with flames reflect the design motifs in the collection. The iconographic language of
Americana is re-drawn through more than half a century of pop and style culture. The gas station is cast as a central symbol in this post-modern crossroads of new horizons and economic fulfilment, a stage set where fashion, fantasy and the promise of new discoveries collide.

Attraverso la lente di Steven Meisel, il fotografo perennemente innovativo delle campagne di Prada, vediamo le modelle che ci sovrastano, le automobili e
l’architettura modernista si stagliano contro una distesa di cielo azzurro. I colori forti e le inquadrature prese dal basso enfatizzano la forza e la positività del messaggio della campagna e della collezione. Il casting di modelle con caratteri diversi come la bomba bionda o l’eroina ‘noir’ crea una narrazione  cinematografica utopistica. Nel distributore iper-realista si svela la fantasia di un collage virtuale dell’iconografia filmica femminile.

Prada SS12 AD3

Through the lens of Steven Meisel, the consistently groundbreaking photographer of Prada’s campaigns, we see the models tower above us, the cars and modernist architecture set against an expanse of azure sky. His low angle and rich coloration emphasise the power and positivism in the campaign and collection message. The diverse casting of models with distinct characters such as the blonde bombshell or the noir heroine creates a utopian celluloid narrative. A virtual collage of feminine film iconography unfolds in this hyper-real gas station fantasy.

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