Lo chef Leonardo Ingraudo tra memoria gastronomica e ricerca
Villa Agape Firenze: il brunch gourmet tra giardini rinascimentali e cucina d’autore
Ci sono luoghi che riescono ancora a sottrarsi al ritmo accelerato del turismo contemporaneo. Dimore che custodiscono il privilegio del silenzio, della luce filtrata tra i cipressi e di una Firenze che si lascia osservare da lontano, quasi in punta di piedi. Villa Agape a Firenze appartiene a questa categoria rara di indirizzi: una residenza rinascimentale, ex convento, immersa nel verde delle colline attorno a Piazzale Michelangelo, dove l’ospitalità incontra la cultura gastronomica in una forma elegante e profondamente italiana.

Con l’arrivo della primavera 2026, la struttura del brand Place of Charme inaugura una nuova stagione esperienziale affidata al Ristorante La Duchessa, che amplia la propria proposta con due format destinati a intercettare uno dei trend più forti dell’hospitality contemporanea: il brunch gourmet e l’aperitivo immersivo nella natura.
Il nuovo brunch gourmet a Firenze tra convivialità e territorio
Il brunch non è più soltanto un appuntamento gastronomico, ma un rituale sociale capace di unire comfort, autenticità e lifestyle. Ed è proprio su questa direzione che si muove Villa Agape a Firenze, trasformando la domenica in un’esperienza multisensoriale tra giardini all’italiana, scorci panoramici e cucina contemporanea.

Il brunch domenicale de La Duchessa è concepito come un viaggio attraverso percorsi tematici che dialogano con la tradizione toscana e mediterranea. Le proposte di mare raccontano una cucina elegante ma accessibile. Accanto a queste la cucina di terra recupera la memoria gastronomica italiana attraverso carni cotte a bassa temperatura, ricette regionali reinterpretate e piatti della domenica trasformati in chiave contemporanea. La lasagna diventa così un simbolo di quella nuova cucina italiana che oggi conquista anche il pubblico internazionale: meno costruita, più autentica, più territoriale. Non manca una proposta breakfast-inspired e una selezione vegana.
Leonardo Ingraudo e la cucina toscana contemporanea
A guidare il progetto gastronomico de La Duchessa è lo chef Leonardo Ingraudo, figura che incarna perfettamente l’evoluzione della ristorazione italiana degli ultimi vent’anni. Nato ad Agrigento nel 1974 e fiorentino d’adozione dal 1993, Ingraudo costruisce il proprio percorso professionale tra alcune delle più importanti realtà dell’hotellerie cittadina: da Villa Cora al St. Regis, passando per Hotel Montebello e Hotel Kraft, fino all’approdo nel gruppo Soges con l’apertura di Villa Agape.

La sua cucina racconta l’incontro tra tradizione mediterranea e sensibilità contemporanea. Nessuna ricerca estetica fine a sé stessa, ma una costruzione del gusto che parte dalla memoria e arriva all’eleganza del piatto. Tra le sue creazioni più rappresentative emerge il tortello con pappa al pomodoro, fonduta di bufala, pesto di basilico e gocce di pomodoro arrosto: un piatto nato nel 2008 e diventato negli anni una sorta di firma identitaria dello chef. “La bufala dona quella punta di acidità che esalta la pappa al pomodoro”, racconta Ingraudo, spiegando una cucina fatta di equilibrio più che di sovrastrutture. Anche nei piatti di pesce emerge la sua cifra stilistica. Lo sgombro marinato e affumicato con cialde al nero di seppia e mousse di provolone sintetizza una filosofia gastronomica precisa: sapori netti, tecnica contemporanea e leggibilità immediata del piatto.
La ristorazione del futuro? Più autenticità e meno costruzione
Secondo Leonardo Ingraudo, la ristorazione fine dining sta vivendo un ritorno all’essenziale. Un cambiamento che riflette anche le nuove abitudini dei viaggiatori internazionali. “Fino a dieci anni fa si cercava la complessità a tutti i costi. Oggi invece si torna al territorio, alla tradizione, all’autenticità”, spiega lo chef. Il cliente cerca esperienze sincere, ingredienti riconoscibili e una cucina capace di raccontare il luogo in cui si trova.

Anche il pubblico straniero, oggi molto più preparato sul tema gastronomico, ricerca un’Italia reale: dalla bistecca al sangue fino allo spaghetto con pomodoro fresco, un piatto semplice ma richiesto allo chef. La cucina italiana contemporanea sembra dunque muoversi verso una nuova eleganza fatta di semplicità consapevole, territorialità e qualità assoluta della materia prima.
Villa Agape Firenze come nuova destinazione gastronomica di charme
Il sogno di Leonardo Ingraudo è trasformare Villa Agape in un punto di riferimento dell’alta ristorazione toscana contemporanea. E la direzione sembra già tracciata. In un momento storico in cui hospitality e ristorazione tendono sempre più a fondersi in un’unica esperienza emozionale, Villa Agape interpreta perfettamente il desiderio contemporaneo di vivere il viaggio attraverso il cibo, il paesaggio e il tempo lento. Tra brunch gourmet, aperitivi nel verde e cucina identitaria, la villa si candida a diventare uno degli indirizzi più interessanti della nuova Firenze gastronomica.

Un Viaggio Sensoriale tra i Giardini di “La Duchessa”
Il brunch domenicale si trasforma in un’esperienza d’altri tempi, dove la cucina d’autore dialoga con la bellezza senza tempo dei giardini della tenuta. Ogni piatto è un capitolo di una narrazione gastronomica che celebra la materia prima con grazia contemporanea.
Il Mare: un preludio di consistenze
L’esperienza prende il via con una proposta che omaggia i profumi del mare. Da un lato, un’elegante declinazione nordica: un pancake salato dalla texture soffice, impreziosito dal tocco sapido e avvolgente del salmone affumicato, rinfrescato dalle note aromatiche dell’aneto e dalla cremosità vellutata di una maionese all’avocado. Accanto, in perfetto contrappunto, un superbo filetto di baccalà in tempura: la doratura è croccante e leggera, un guscio scrigno che racchiude la morbidezza del pesce, esaltata dalla dolcezza profonda della cipolla caramellata e dal richiamo rustico e rassicurante della pappa al pomodoro.

La Terra e la Tradizione: rigore e cotture perfette
La portata principale, carne, rivela una maestria tecnica che rispetta i tempi della grande cucina. Il piatto si presenta come un quadro geometrico e minimale: cubi di carne succulenta, cotti a puntino e rifiniti con cristalli di sale maldon che ne esaltano l’intensità. Ad accompagnare la carne, la spensieratezza di spicchi di patate al forno profumate alle erbe e un pomodorino confit che regala una sferzata di acidità. Completa il piatto la nota avvolgente di una purea vellutata.

L’Elogio dell’Orto: L’Eleganza Vegana
La proposta Vegano è un trionfo di colori e geometrie che arrivano direttamente dalla terra. Protagonista assoluta è una scenografica zucchina tonda, svuotata con cura e trasformata in uno scrigno che custodisce un profumato cous cous, arricchito dai sentori pungenti del cipollotto, dalla dolcezza concentrata dei pomodori secchi e dall’aroma antico della maggiorana, il tutto legato da una preziosa maionese allo zafferano. Al suo fianco, una composizione minimalista di tofu affumicato, accarezzato da una pioggia croccante di sesamo nero, per un gioco di consistenze millimetrico e raffinato.

Il Dolce epilogo: la scelta della Casa
Per concludere, la Firma della Casa si traduce in un dessert che gioca sui contrasti perfetti. Un morbido e intenso tortino al cioccolato, dal cuore caldo e voluttuoso, incontra la freschezza assoluta di una boule di gelato alla crema, adagiata su un letto di crumble dorato e croccante. Note di colore e acidità sono regalate dai frutti di bosco freschi, un lampone turgido e una mora lucida, che puliscono il palato, lasciando il ricordo di un pranzo impeccabile.


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