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Emily Young a Firenze: The Timeless Gaze alla Frascione Gallery

Frascione Gallery presenta: The Timeless Gaze. Emily Young porta la pietra contemporanea nel cuore degli Antichi Maestri

Firenze, la pietra e il tempo: dentro la nuova mostra di Emily Young

Dal 24 settembre al 19 dicembre 2026 la Frascione Gallery di Firenze presenta cinque nuove sculture dell’artista britannica Emily Young in dialogo con la pittura antica. Un confronto tra pietra, pittura e tempo che mette in discussione una delle nostre convinzioni più radicate: che il passato sia, appunto, passato. Ci sono opere d’arte che sembrano appartenere al proprio tempo e altre che hanno la curiosa abitudine di non appartenere a nessuno. The Timeless Gaze appartiene alla seconda categoria. Alla Frascione Gallery di Firenze, la scultura di Emily Young entra in dialogo con gli Antichi Maestri e lo fa senza chiedere permesso ai secoli: la pietra contemporanea si misura con la pittura antica, la materia geologica con la memoria, il presente con un passato che, evidentemente, non ha alcuna intenzione di farsi archiviare.

La mostra, aperta dal 24 settembre al 19 dicembre 2026, presenta cinque sculture realizzate da Young appositamente per questa occasione. Il progetto si inserisce inoltre nel clima della 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, con due opere dell’artista esposte nello stand della Frascione Gallery a Palazzo Corsini. La Frascione Gallery, storica realtà fiorentina specializzata nell’arte antica e oggi impegnata anche nella costruzione di dialoghi tra Old Masters e contemporaneo, propone così un incontro che ha qualcosa di inevitabilmente fiorentino: mettere epoche diverse nella stessa stanza e vedere cosa succede.

Emily Young e la scultura contemporanea: quando la pietra diventa memoria

Emily Young, nata a Londra nel 1951, è tra le figure più riconoscibili della scultura britannica contemporanea. La sua ricerca si muove da sempre lungo una linea sottile tra natura e cultura, passato e presente, forma umana e materia. Le sue opere hanno quella qualità rara per cui sembrano, nello stesso momento, appena nate e vecchie di millenni. Non è un effetto scenografico. È una conseguenza diretta del suo rapporto con la pietra.

Young lavora infatti soprattutto con pietre trovate, recuperate, erose dagli agenti atmosferici o provenienti da cave abbandonate. Non considera il blocco come una materia neutra da dominare, ma come una presenza con cui stabilire una collaborazione. Venature, fratture, cavità, variazioni cromatiche e superfici irregolari non vengono cancellate per raggiungere una perfezione astratta: diventano parte della forma. In altre parole, l’artista non parte necessariamente da una pietra per imporle un’immagine. È spesso la pietra stessa a suggerire ciò che può diventare. È una posizione quasi sovversiva in un’epoca che tende a progettare tutto prima ancora di cominciare. La pietra, invece, conserva il diritto di dissentire.

La ricerca di Young nasce da una lunga formazione internazionale. Dopo gli studi alla Chelsea School of Art, alla Central Saint Martins e alla Stony Brook University di New York, l’artista ha viaggiato a lungo tra Stati Uniti, Asia, Medio Oriente, Africa, Sud America e Cina. Queste esperienze hanno ampliato il suo interesse per le culture visive e per quelle forme artistiche nelle quali il rapporto tra essere umano, natura e materia precede le categorie dell’arte contemporanea. La sua storia familiare contribuisce a spiegare, almeno in parte, questa particolare sensibilità. Young appartiene infatti a una famiglia cosmopolita di artisti, scrittori, politici, naturalisti ed esploratori. Sua nonna era la scultrice Kathleen Scott, legata ad Auguste Rodin e moglie dell’esploratore polare Robert Falcon Scott.

The Timeless Gaze e il tempo profondo della pietra

Il vero protagonista della mostra, oltre alle opere, è il tempo. Una pietra può attraversare milioni o persino miliardi di anni prima di incontrare la mano di uno scultore. Quando Young interviene sulla sua superficie, non cancella quella storia: la rende visibile. La materia porta con sé una memoria precedente all’uomo, mentre il gesto dell’artista introduce nel presente una traccia destinata, a sua volta, a durare.

È qui che la scultura di Young acquista una particolare forza. Teste, torsi, dischi e forme essenziali sembrano emergere dalla materia più che essere semplicemente scolpiti. Le superfici conservano qualcosa della loro origine naturale e proprio questa resistenza alla completa trasformazione produce una sensazione di arcaicità. Eppure non si tratta di archeologia. Young non copia la scultura antica e non cerca di ricostruirne l’apparenza. Guarda piuttosto ai grandi maestri del passato, in particolare alla tradizione della Grecia arcaica, come a interlocutori ancora capaci di porre domande al presente. Il risultato è un linguaggio contemporaneo che conserva la memoria dell’antico senza trasformarla in nostalgia. La pietra diventa così un luogo di incontro tra tempi differenti: il tempo geologico della materia, il tempo lungo della storia dell’arte e il tempo brevissimo del gesto creativo. Tre orologi che, per una volta, sembrano segnare la stessa ora.

Antichi Maestri e arte contemporanea a Firenze: un dialogo senza gerarchie

La forza del progetto della Frascione Gallery sta proprio nella scelta di non presentare il contemporaneo come una semplice appendice dell’antico. Le cinque sculture di Emily Young sono messe in relazione con dipinti degli Antichi Maestri, creando un confronto nel quale le opere non devono necessariamente assomigliarsi per potersi parlare. Al contrario, è la distanza tra i linguaggi a produrre la tensione più interessante.

Tra le opere antiche presenti figurano il San Giovanni Battista di Francesco Furini e la Santa Caterina d’Alessandria di Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino. Due dipinti che appartengono alla grande tradizione della pittura italiana e che, accostati alle sculture di Young, aprono una riflessione sulla durata, sulla bellezza e sulla memoria. Da una parte c’è la pittura, capace di fermare sulla tela un volto, uno sguardo, un momento. Dall’altra c’è la pietra, che porta nel presente una storia cominciata molto prima dell’esistenza dell’artista. Il confronto non è dunque soltanto tra antico e contemporaneo. È tra due modi diversi di affrontare il tempo.

La pittura conserva un istante. La scultura di Young sembra conservare una durata. E entrambe ricordano che l’arte, in fondo, è una sofisticata tecnologia della memoria: permette a qualcosa che non è più presente di continuare a esserlo.

Emily Young a Firenze: la materia come linguaggio universale

A rendere particolarmente significativo l’incontro con gli Antichi Maestri è la dimensione internazionale della ricerca di Young. La sua opera non nasce infatti soltanto da una relazione con la tradizione britannica o europea. I suoi viaggi e il confronto con culture differenti hanno contribuito a costruire una sensibilità nella quale le forme dell’arte sembrano appartenere a una storia comune, precedente ai confini geografici e alle classificazioni accademiche. La pietra è, in questo senso, un linguaggio sorprendentemente democratico. Non ha bisogno di traduzione. Una testa scolpita può evocare un volto antico senza appartenere a una civiltà precisa. Una superficie lasciata quasi intatta può suggerire un corpo senza descriverlo. Un frammento può sembrare incompleto e, proprio per questo, più vicino all’esperienza umana. È una delle caratteristiche più interessanti della ricerca di Young: la semplificazione non impoverisce la forma, ma la apre.

Una scultura tra passato e futuro

La mostra fiorentina arriva in un momento particolarmente significativo per l’artista, le cui opere sono state presentate in importanti musei, istituzioni e contesti internazionali, dal Victoria and Albert Museum di Londra al Getty Center in California, dal Whitworth di Manchester alla Salisbury Cathedral e alla Biennale di Venezia. Nel 2024 la sua presentazione presso l’European Cultural Centre durante la Biennale di Venezia ha ricevuto l’Award for Sculpture and Installation. Nel 2025 Young è stata inoltre Guest of Honour alla Florence Biennale, confermando il legame ormai consolidato tra la sua ricerca e Firenze.

Il ritorno dell’artista in città assume quindi un significato particolare. Firenze è una città nella quale il passato non è mai veramente passato. È sulle facciate, nei musei, nelle chiese, nei palazzi e perfino nel modo in cui ci si aspetta che una nuova opera d’arte debba comportarsi. Young sembra rispondere a questa enorme eredità con una soluzione molto semplice: non competere con la storia, ma conversare con essa. È una differenza sostanziale. Perché il patrimonio, quando diventa soltanto patrimonio, rischia di trasformarsi in una teca. Quando invece torna a essere una domanda, può ancora produrre arte.

The Timeless Gaze alla Frascione Gallery: cinque sculture per attraversare i secoli

La mostra della Frascione Gallery propone dunque un’esperienza nella quale il visitatore è invitato a rallentare. Non soltanto per osservare le opere, ma per misurare la propria percezione del tempo. Le sculture di Young chiedono una visione ravvicinata: le superfici, le imperfezioni, le fratture e i dettagli della pietra acquistano importanza quanto la forma complessiva. I dipinti degli Antichi Maestri, accanto a esse, restituiscono invece il potere dello sguardo pittorico, capace di trasformare un momento in immagine e un’immagine in memoria.

Il risultato è un dialogo silenzioso, ma tutt’altro che pacifico. L’antico non viene imbalsamato e il contemporaneo non viene costretto a chiedere scusa per essere contemporaneo. Le opere occupano uno stesso spazio e, per qualche istante, sembrano sottrarsi alla cronologia. È probabilmente questo il senso più profondo del titolo: uno sguardo capace di attraversare il tempo senza lasciarsi imprigionare da esso.

Informazioni sulla mostra

The Timeless Gaze – Emily Young in dialogo con gli Antichi Maestri
Frascione Gallery
Palazzo Ricasoli Firidolfi, Via Maggio 5, Firenze

24 settembre – 19 dicembre 2026

Inaugurazione: mercoledì 23 settembre 2026, ore 18, alla presenza dell’artista.

Sabato 26 e domenica 27 settembre: ore 10–19.
Dal 28 settembre al 19 dicembre: lunedì–venerdì, ore 9–13 e 15–18.

La mostra si inserisce nel programma degli eventi collegati alla 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in programma a Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre 2026.

The Timeless Gaze: quando il passato smette di essere passato

Alla fine, forse, la domanda posta dalla mostra non riguarda soltanto Emily Young o gli Antichi Maestri. Riguarda il nostro modo di guardare.

Che cosa rende contemporanea un’opera? La data in cui è stata realizzata? Il linguaggio che utilizza? O la capacità di continuare a interrogarci? La pietra di Young suggerisce una risposta poco incline alle mode: il tempo non è una linea retta, ma una materia stratificata. Il passato rimane dentro il presente, il presente modifica la nostra lettura del passato e l’opera d’arte è il punto in cui questi tempi diversi possono incontrarsi. A Firenze, città abituata da secoli a convivere con l’eterno, cinque nuove sculture provano dunque a fare qualcosa di sorprendentemente semplice: guardare gli Antichi Maestri negli occhi. E aspettare che siano loro, questa volta, a ricambiare lo sguardo.

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