Nel cuore di Firenze, la Fondazione Casa Buonarroti apre le sue porte a un progetto espositivo di grande raffinatezza: “Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi”, visitabile dal 1° aprile al 30 settembre. Un’occasione preziosa per riscoprire, sotto una veste rinnovata, uno dei dipinti più significativi della Galleria buonarrotiana, restituito al pubblico dopo un accurato intervento conservativo. Curata da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, e realizzata in collaborazione con Opera Laboratori, la mostra si configura come un dialogo tra ricerca storica, valorizzazione artistica e innovazione scientifica. Fondamentale il contributo dei Friends of Florence, grazie al sostegno della mecenate Donna Malin, che ha reso possibile il restauro condotto da Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti.

Al centro del percorso espositivo si impone la tela di Tiberio Titi, “Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce” (1618–1620), testimonianza visiva di grande suggestione e rarità iconografica. L’opera immortala un momento altamente simbolico: la posa del busto marmoreo di Michelangelo Buonarroti nella sua sepoltura presso la Basilica di Santa Croce, evento avvenuto nel 1574 e carico di significati celebrativi. La scena si sviluppa attorno al gesto solenne degli artigiani intenti a sollevare il busto, mentre la famiglia Buonarroti assiste composta. La costruzione luministica, giocata su intensi chiaroscuri, rivela suggestioni caravaggesche e conferisce alla composizione una forte tensione drammatica, distinguendola nel panorama della pittura fiorentina del primo Seicento.

Il restauro ha rappresentato non solo un recupero estetico, ma anche un’importante occasione di studio. Dopo oltre quattro secoli trascorsi in una posizione inconsueta – fissato al soffitto e rivolto verso il basso – il dipinto presentava deformazioni e diffuse crettature. L’intervento ha restituito brillantezza cromatica e leggibilità, riportando alla luce dettagli rimasti a lungo celati, tra cui la firma dell’artista. Le indagini diagnostiche hanno inoltre permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi, rivelando l’uso di materiali preziosi come l’azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli. La tela, oggi consolidata con metodi innovativi e sostenibili, torna a dialogare con il pubblico nella sua piena integrità.

L’esposizione si arricchisce di documenti d’archivio, bozzetti preparatori e materiali originali che illustrano il processo creativo e la committenza, riconducibile a Michelangelo Buonarroti il Giovane, figura chiave nella costruzione del mito familiare. Fu lui, infatti, a trasformare la dimora di via Ghibellina in un luogo di memoria e celebrazione, consacrando l’eredità del grande maestro. Un percorso immersivo, completato da supporti multimediali e apparati didattici, accompagna il visitatore nella scoperta delle fasi del restauro e del contesto storico dell’opera. La mostra si afferma così come un raffinato esempio di valorizzazione del patrimonio, capace di restituire nuova voce a un capolavoro rimasto troppo a lungo in ombra.