Con la personale di Mario Strippini, in programma giovedì 19 febbraio alle ore 19 alla Trattoria 4 Leoni, si conclude la rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, che dal 7 marzo 2025 ha riunito cinque autori legati a Firenze per nascita o formazione: Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli e Gianluca Sgherri.
Ideato dalla storica dell’arte Anna Maria Amonaci e promosso da Stefano Di Puccio, il progetto riflette sull’impronta che i luoghi di formazione lasciano nello sguardo degli artisti, richiamando la lezione di Giorgio Vasari: contesti diversi generano linguaggi diversi. “Tracce” allude proprio a questo imprinting originario.
Nel cuore dell’Oltrarno, la trattoria si è trasformata in galleria, accogliendo capitoli di un unico racconto visivo dedicato a paesaggi, architetture e atmosfere fiorentine.

Nato a Firenze nel 1943, Strippini si forma all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Belle Arti, dove fu determinante l’insegnamento di Primo Conti e l’impostazione storico-umanistica di Carlo Del Bravo. Dal 1968 apre il proprio studio, condiviso fino al 1975 con Aldo Fallai, affermandosi nella fotografia di moda e still life per marchi come Salvatore Ferragamo, Gucci, Emilio Pucci, Giorgio Armani e Roberto Cavalli. Negli anni Ottanta promuove esposizioni alla Galleria Vivita e fonda con Maria Teresa Faini il marchio Dodo, in dialogo con l’estetica di Studio Alchimia.
La mostra restituisce l’ampiezza della sua ricerca: dagli esordi documentaristici al minimalismo concettuale, fino a un linguaggio postmoderno, sempre guidato da un rigoroso senso della geometria e dello spazio. Accanto ai lavori di moda, emergono le vedute urbane — Piazza della Signoria, Boboli, Porta San Frediano — dove luci, nebbie e contrasti seppia rivelano un ordine silenzioso e quasi metafisico. Emblematico il ritratto A Bolsena da Franco Travisi (1962), intenso fotogramma dal sapore neorealista.
La rassegna, nata dall’idea di Amonaci e dall’impegno culturale di Di Puccio — promotore di iniziative come Settembre in Piazza della Passera — chiude così il suo percorso, confermando la centralità dello sguardo fiorentino come matrice viva e fertile della fotografia contemporanea.

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