Nel cuore del Vomero, tra le geometrie eleganti di una Napoli che guarda dall’alto il suo mare, a novembre 2026 prende forma un progetto che non è soltanto una pizzeria, ma un manifesto. Un luogo in cui il gesto quotidiano del fare pizza diventa riflessione, scelta, identità. È qui che Raffaele Bonetta, classe 1988, napoletano del centro storico, ha deciso di raccontare, senza proclami, la sua idea di lievitato. La sua storia non nasce tra le farine, almeno non immediatamente. Si sviluppa tra le pieghe di una tradizione familiare legata alla ristorazione, in un locale storico di quarant’anni di attività dove la cucina napoletana e la pizza si facevano “come una volta”. Ma è nel trasferimento a Fuorigrotta, nel locale della famiglia della sua attuale moglie, che qualcosa cambia: tra pane e pasticceria, Bonetta entra in contatto con il mondo vivo e complesso dei lievitati. Ed è lì che tutto ha inizio. Dopo l’istituto alberghiero, la scelta, quasi inevitabile,di mettersi al banco. Poi la consapevolezza: quella non era solo una strada, era la sua strada. Gli studi in scienze dell’alimentazione e biologia si interrompono, lasciando spazio a un percorso diverso, costruito da autodidatta, senza maestri di generazione in generazione. Un pizzaiolo “da zero”, come ama definirsi.

In the heart of Vomero, among the elegant geometries of a Naples that looks down over its sea, a project takes shape in November 2026 that is not merely a pizzeria, but a manifesto. A place where the everyday act of making pizza becomes reflection, choice, identity. It is here that Raffaele Bonetta, born in 1988 and a native of Naples’ historic center, has chosen to express—without fanfare—his idea of leavened dough. His story does not begin with flour, at least not immediately. It develops within the folds of a family tradition tied to the restaurant business, in a historic venue with forty years of activity where Neapolitan cuisine and pizza were made “as they once were.” But it is during the move to Fuorigrotta, to his current wife’s family establishment, that something changes: between bread and pastry, Bonetta encounters the living and complex world of leavened products. And it is there that everything begins. After attending hospitality school, the choice—almost inevitable—to step behind the counter. Then the realization: this was not just a path, it was his path. His studies in food science and biology come to a halt, making room for a different journey, built as a self-taught craftsman, without generational mentors. A pizzaiolo “from scratch,” as he likes to define himself.
Il pizzaiolo pensante
Raffaele Bonetta rifiuta etichette facili. Non ama definirsi “contemporaneo”, una parola che, secondo lui, ha perso significato, diventando un contenitore vuoto per tutto ciò che semplicemente non è tradizione. Si definisce invece un pizzaiolo pensante. Un’espressione che racchiude un approccio preciso: analisi, studio, selezione rigorosa delle materie prime. Ogni ingrediente è scelto, mai raccontato. Perché, nella sua visione, la qualità non si spiega, si riconosce al primo morso. La sua pizza è elegante, essenziale, mai gridata. Non è tradizionale, ma non vuole nemmeno esserlo. È un equilibrio sottile tra memoria e ricerca, dove il gusto si muove con leggerezza e precisione.

La pizzeria del Vomero è un organismo complesso: 40 persone al lavoro, una macchina perfettamente orchestrata che riesce a sostenere circa 300 coperti a pranzo. Numeri importanti, che però non intaccano la filosofia alla base del progetto.
“La nostra missione è sbagliare il meno possibile.” Una frase semplice, quasi asciutta, che racchiude un’idea di perfezione concreta, mai ostentata. Dietro questo percorso c’è una parola che ritorna spesso: amore. Non solo per il mestiere, ma per il processo, per l’errore, per la crescita. È un cammino costruito giorno dopo giorno, senza scorciatoie. E in questo viaggio non mancano le figure che hanno creduto in lui. Tra queste, Francesco Martucci, uno dei primi a scommettere sul suo talento. Un gesto che Raffaele Bonetta ha voluto ricambiare con un omaggio nel suo menù, discreto, ma profondamente significativo.


The Thinking Pizzaiolo
Raffaele Bonetta rejects easy labels. He does not like to define himself as “contemporary,” a word that, in his view, has lost meaning, becoming an empty container for anything that is simply not traditional. Instead, he defines himself as a thinking pizzaiolo. An expression that encapsulates a precise approach: analysis, study, rigorous selection of raw ingredients. Every ingredient is chosen, never narrated. Because, in his vision, quality is not explained—it is recognized at the first bite. His pizza is elegant, essential, never loud. It is not traditional, yet it does not aim to be. It is a subtle balance between memory and research, where flavor moves with lightness and precision. The Vomero pizzeria is a complex organism: 40 people at work, a perfectly orchestrated machine capable of handling around 300 covers at lunch. Significant numbers that, however, do not affect the philosophy behind the project.
“Our mission is to make as few mistakes as possible.”
A simple, almost austere sentence that encapsulates a concrete idea of perfection, never ostentatious. Behind this journey lies a word that often returns: love. Not only for the craft, but for the process, for mistakes, for growth. It is a path built day by day, without shortcuts. And along this journey, there have been people who believed in him. Among them, Francesco Martucci, one of the first to bet on his talent. A gesture that Bonetta chose to return with a tribute on his menu—discreet, yet deeply meaningful.
Lo sguardo al futuro
Il progetto non si ferma al Vomero. Una nuova apertura è già prevista a Fuorigrotta, con un’identità completamente diversa: stesso livello qualitativo, ma un format orientato alla degustazione, con due fasce orarie di prenotazione. Un’evoluzione naturale, che dimostra come la pizza possa cambiare linguaggio senza perdere la propria anima. E poi c’è il sogno: Roma. Una scelta netta, che esclude Milano, seguendo una logica personale, coerente con il suo percorso.
Per Bonetta, oggi, non è più tempo di definizioni. La pizza contemporanea, tradizionale, innovativa: etichette che rischiano di distrarre dal punto essenziale. Conta solo una cosa: l’idea. E la sua è chiara, lucida, profondamente radicata. Una visione che non ha bisogno di essere spiegata, ma solo vissuta, seduti a tavola, davanti a una pizza che racconta tutto, senza dire una parola.

Looking Ahead
The project does not stop in Vomero. A new opening is already planned in Fuorigrotta, with a completely different identity: the same level of quality, but a format oriented toward tasting menus, with two reservation time slots. A natural evolution that shows how pizza can change its language without losing its soul. And then there is the dream: Rome. A clear choice, excluding Milan, following a personal logic consistent with his journey.
For Bonetta, today is no longer the time for definitions. Contemporary, traditional, innovative pizza—labels that risk distracting from the essential point. Only one thing matters: the idea. And his is clear, lucid, deeply rooted. A vision that does not need to be explained, only experienced—sitting at a table, in front of a pizza that tells everything without saying a word.
La degustazione
Crocchè classico e frittatina classica
Un piccolo manifesto dello street food napoletano, servito con eleganza ma senza perdere l’anima verace. La frittatina di pasta si presenta con una panatura dorata e croccante, uniforme e fragrante al primo morso. Sotto questa corazza si nasconde un cuore cremoso e avvolgente: bucatini legati da una besciamella vellutata, arricchiti da formaggi e piccoli tocchi sapidi che esplodono in bocca. Il contrasto è irresistibile, croccante fuori, morbido e quasi fondente dentro. Accanto, il crocchè di patate racconta un’altra storia di comfort e tradizione. La superficie è dorata e leggermente ruvida, mentre l’interno è soffice, profumato, con fili di mozzarella che si allungano appena si spezza. Si percepiscono note di pepe che aggiungono profondità.

The Tasting
Classic Crocchè and Classic Frittatina
A small manifesto of Neapolitan street food, served with elegance without losing its authentic soul. The pasta frittatina presents a golden, crispy coating, uniform and fragrant at the first bite. Beneath this crust lies a creamy, enveloping core: bucatini bound with velvety béchamel, enriched with cheeses and small savory touches that burst in the mouth. The contrast is irresistible—crispy outside, soft and almost melting inside. Alongside it, the potato crocchè tells another story of comfort and tradition. The surface is golden and slightly rough, while the interior is soft and fragrant, with strands of mozzarella stretching as it breaks open. Notes of pepper add depth.


Quattro formaggi Secondo Noi
Questa pizza è un piccolo manifesto della tradizione napoletana: un equilibrio perfetto tra semplicità apparente e ricerca degli ingredienti. Il primo impatto è tutto nel cornicione, alto, gonfio e maculato da quelle caratteristiche “leopardature” scure che raccontano una cottura rapida e potente in forno. L’impasto appare arioso, leggerissimo, con una struttura alveolata che promette scioglievolezza al morso. Al centro, la scena è dominata da veli sottilissimi di prosciutto crudo, adagiati con naturalezza, quasi a sciogliersi sul calore residuo della pizza. Tra le pieghe rosate spiccano foglie di basilico fresco, vivide e profumate, che aggiungono una nota erbacea e luminosa.

Qua e là, piccoli tocchi di rosso intenso, una crema di pomodoro concentrata, offrono contrasti visivi e gustativi, mentre una spolverata scura di olive nere essiccate regala profondità e un accento leggermente sapido. Il fondo cremoso con una vellutata di formaggio capace di legare tutti gli elementi senza sovrastarli. Il risultato è una pizza elegante e contemporanea, dove ogni ingrediente è protagonista ma dialoga armoniosamente con gli altri: il salato del prosciutto, il lattico della base, la freschezza del basilico e la leggera acidità del pomodoro. Una composizione che non cerca eccessi, ma punta tutto sull’equilibrio e sulla qualità.
Four Cheeses – “Our Way”
This pizza is a small manifesto of Neapolitan tradition: a perfect balance between apparent simplicity and ingredient research. The first impact lies in the crust—high, puffy, and marked by the characteristic dark “leopard spots” that tell of a fast, powerful bake. The dough appears airy and extremely light, with an alveolated structure that promises melt-in-the-mouth texture. At the center, the scene is dominated by ultra-thin slices of prosciutto crudo, naturally laid, almost melting on the residual heat of the pizza. Among the pink folds, fresh basil leaves stand out—vivid and fragrant—adding a bright herbal note.
Touches of deep red tomato cream offer visual and gustatory contrast, while a dusting of dried black olives adds depth and a slightly savory accent. The creamy base ties everything together without overpowering. The result is an elegant, contemporary pizza where each ingredient shines while harmonizing: the saltiness of the prosciutto, the lactic notes of the base, the freshness of basil, and the slight acidity of tomato.
Doppia cottura. La 10 ore
C’è un momento, nella cucina contemporanea, in cui la tradizione smette di essere un vincolo e diventa linguaggio. Questa pizza ne è una dichiarazione precisa: tecnica, memoria e visione si incontrano in un equilibrio che sorprende al primo sguardo e conquista al primo morso. La base nasce da una doppia cottura, prima fritta e poi rifinita al forno. Un procedimento che richiede precisione e sensibilità, capace di regalare un contrasto materico raro: l’esterno leggermente croccante, dorato e fragrante, e un interno arioso, soffice, quasi etereo. È qui che si costruisce il palcoscenico per una composizione di sapori intensa e stratificata. Il cuore del piatto è un “finto ragù” di pomodoro San Marzano DOP, cotto lentamente per dieci ore. Non c’è carne, eppure la profondità aromatica richiama quella di un fondo classico: il tempo concentra gli zuccheri naturali del pomodoro, sviluppando una dolcezza elegante e una complessità che avvolge il palato. È una rilettura intelligente, quasi concettuale, che dimostra come la cucina possa evocare senza replicare.

A dare ritmo e verticalità arrivano le acciughe e le olive, elementi mediterranei per eccellenza. Le prime portano sapidità, le seconde una nota amaricante e vegetale che bilancia la dolcezza del pomodoro. Insieme creano una tensione gustativa dinamica, mai scontata. Non meno interessante è il gioco delle consistenze e delle temperature: i ciliegini semi dry, intensi e leggermente concentrati, aggiungono un tocco di freschezza evoluta, mentre la maionese al San Marzano introduce una cremosità vellutata che lega il tutto con discrezione, senza appesantire. A chiudere, una grattugiata di Parmigiano Reggiano 30 mesi, che porta con sé cristalli di sapore, note tostate e una persistenza lunga e raffinata. È il sigillo finale, quello che definisce il carattere del piatto e ne prolunga il ricordo. Questa non è semplicemente una pizza: è un esercizio di stile riuscito, dove tecnica e ingredienti dialogano in modo armonico. Una proposta che parla a chi cerca nella cucina non solo soddisfazione, ma anche narrazione, identità e un pizzico di audacia.
There is a moment in contemporary cuisine when tradition stops being a constraint and becomes language. This pizza is a clear statement of that idea: technique, memory, and vision meet in a balance that surprises at first glance and captivates at first bite. The base is created through double cooking—first fried, then finished in the oven. A process that delivers a rare textural contrast: slightly crispy, golden exterior and an airy, soft, almost ethereal interior. At its core is a “fake ragù” made from San Marzano DOP tomatoes, cooked slowly for ten hours. There is no meat, yet the aromatic depth recalls a classic sauce: time concentrates the tomato’s natural sugars, developing elegant sweetness and complexity.
Anchovies and olives bring rhythm and verticality—Mediterranean elements that add saltiness and a slightly bitter vegetal note, balancing the tomato’s sweetness. Semi-dried cherry tomatoes add evolved freshness, while San Marzano mayonnaise introduces a velvety creaminess. A final grating of 30-month Parmigiano Reggiano provides toasted notes and long persistence. This is not just a pizza—it is a refined exercise in style.
Pizza in pala. Omaggio a Francesco Martucci
La ricerca dell’equilibrio tra tecnica, materia prima e identità territoriale trova una delle sue espressioni più raffinate nella pizza in pala a lunga lievitazione. Questa è una creazione che racconta con eleganza la Campania più autentica, unendo precisione tecnica e memoria gastronomica. L’impasto, frutto di una lievitazione di 48 ore, si presenta con un’alveolatura ampia e irregolare, segno distintivo di una maturazione lenta e controllata. La struttura è al contempo leggera e fragrante: la crosta, dorata e croccante, custodisce un interno soffice e arioso che accoglie i condimenti senza mai risultare invasivo. È una base pensata per esaltare, non per sovrastare. Il cuore della composizione è affidato alla crema di friarielli, lavorati con delicatezza per preservarne il carattere amarognolo e vegetale. Questo elemento introduce una nota verde, profonda, che dialoga con la ricchezza lattica della provola di bufala DOP. Quest’ultima, con la sua affumicatura lieve e la consistenza fondente, avvolge il palato in una trama morbida e persistente.

A completare il quadro interviene la salsiccia di razza casertana, espressione di una tradizione norcina radicata e identitaria. Il suo gusto pieno, leggermente speziato, aggiunge una dimensione carnosa e sapida, creando un contrappunto perfetto con le componenti vegetali e lattiche. Il finale è affidato a una pioggia di pecorino dei Monti Lattari, che con la sua sapidità decisa e le note aromatiche chiude il boccone con eleganza, lasciando una traccia lunga e armonica. Questa pizza è un vero e proprio racconto gastronomico: un omaggio dichiarato a Francesco Martucci, maestro contemporaneo della pizza, capace di coniugare innovazione e rispetto delle radici. Ogni elemento nel piatto sembra dialogare con la sua filosofia: valorizzare il territorio attraverso tecnica, sensibilità e una costante tensione verso l’eccellenza. Un’esperienza che non si limita al gusto, ma coinvolge tutti i sensi, invitando a riscoprire il valore autentico degli ingredienti e del tempo.
Pizza in Pala – Tribute to Francesco Martucci
The pursuit of balance between technique, raw ingredients, and territorial identity finds one of its finest expressions in this long-leavened pizza in pala. The dough, leavened for 48 hours, shows a wide, irregular alveolation—evidence of slow, controlled fermentation. Light yet crisp, it provides a base designed to enhance, not overpower. The composition centers on friarielli cream, preserving its slightly bitter vegetal character, paired with buffalo provola DOP, whose gentle smokiness and melting texture envelop the palate. Casertana sausage adds depth and savoriness, while a finishing touch of pecorino from the Monti Lattari closes the bite with elegance. This pizza is a true gastronomic narrative—a tribute to Francesco Martucci, a master of contemporary pizza who bridges innovation and tradition.
Dolce
Qui la tecnica lascia spazio all’emozione e nasce questo dolce: una pizza in pala che non vuole stupire con effetti speciali, ma sedurre con equilibrio e memoria. Alla base un impasto leggero, arioso, lavorato, croccante, è una tela neutra, pronta a raccontare. Poi arriva la ricotta vaccina zuccherata: morbida, vellutata, mai eccessiva. Una dolcezza pulita che richiama immediatamente la tradizione partenopea, ma con un passo più elegante, più misurato. A interrompere questa carezza, il ristretto di albicocca pellecchiella. Intenso, concentrato, con quella nota acidula che attraversa il palato e lo risveglia. La granella di nocciola introduce la dimensione materica: croccante, tostata, profondamente aromatica. Ogni morso cambia ritmo, aggiunge profondità, costruisce stratificazione. E infine il cioccolato fondente. Non domina, non invade. Si inserisce con discrezione, lasciando una traccia amara che bilancia, chiude, definisce. È un dolce che non cerca di essere iconico, un incontro tra gesto artigianale e pensiero, dove ogni elemento ha un ruolo preciso e nulla è lasciato al caso.

Dessert
Here, technique gives way to emotion. This dessert pizza in pala does not aim to impress with spectacle, but to seduce through balance and memory. The base is light, airy, and crisp—a neutral canvas. Sweetened cow’s milk ricotta brings a soft, velvety sweetness reminiscent of Neapolitan tradition, but more refined. Then comes a reduction of pellecchiella apricot—intense, concentrated, with a sharp acidity that awakens the palate. Crushed hazelnuts add texture and aroma, while dark chocolate closes with a subtle bitter note. It is not a dessert that seeks to be iconic, but rather an encounter between craftsmanship and thought—where every element has a precise role, and nothing is left to chance.


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