Tamarro: una specie a passo coi tempi

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Tamarro: come riconoscere il tamarro

Se è stato difficile tracciare l’identikit dell’imbucato impresa di pari merito sarà anche per quella del Tamarro. Ai più sembrerà semplice ma vi posso assicurare che quello del tamarro non è un archetipo di facile individuazione, perché il tamarro ha una miriade di sfaccettature e cambia da regione a regione. Se nel meridione vedi passare una macchina coi finestrini abbassati, braccio all’esterno, musica ad alto volume, la gente neanche si gira a vedere di cosa si tratta perché sa a priori che sta passando un tamarro. Se la stessa cosa accade in una cittadina come Brescia i cittadini si guardano stupiti esclamando: deve essere un terrone. Come sempre per colpa di uno ci vanno di mezzo tutti! Che poi non sarà neanche un terrone ma qualcuno di un paesino della provincia bergamasca che moralmente è gemellato, o separato alla nascita, con il relativo tamarro del paese del sud.

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Partiamo da un assunto fondamentale: il tamarro è una specie che esiste in tutte le città del mondo, non c’è un nord, un sud o un centro, il tamarro nasce, vive, e molto spesso si accoppia riproducendosi, in ogni luogo del mondo, perfino in Afghanistan ci sono i tamarri! L’abito non fa il monaco…ma fa il tamarro. Sicuramente l’abbigliamento è una delle caratteristiche principali per riconoscere il tamarro. Non sempre infatti si ha la possibilità di classificarlo a seguito di contatto diretto scambiando poche frasi di senso incompiuto.  Da tempo ho dovuto dire addio ad alcuni brand perché erano divenuti appannaggio indiscriminato di questa specie. Ci sono cose che nascono per i tamarri e devono essere portate solo da loro. E’ inutile che il commesso ti dica frasi della serie: “Va sdrammatizzato”, “Occorre saperlo portare”. Diffidate, perché sono chiari sintomi che vi vuole vendere oggetti del genus tamarrus.

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Ve le ricordate quelle cinture con la fibbia D&G in metallo? Ora che non vengono più prodotte, per Grazia di Dio, i fornitori ufficiali sono i vu cumprà e continuano a vederne a iosa. Ma non è l’unica, il genere umano ha partorito aborti infiniti: il jeans con il retro stampato con due ali e la scritta Angel & Devil, o la tuta che reca sul punto coccige la scritta Franke Garage!

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E’ facile sparare sulla croce rossa individuando il tamarro come colui che indossa indumenti quali canotte, pinocchietti, crocefisso al collo, ciabattone Champion, catename, tracolline finte Gucci Louis Vuitton e Prada, costumino bianco, ecc. Ricordatevi che il vero tamarro, quello con l’animo e lo spirito tamarro, non compra il tarocco ma acquista in boutique. Ultimamente dalle boutique di lusso non vedo uscire Signori eleganti, ma tamarri carichi di acquisti loggati.

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Ringrazio sempre quella mente illuminata che ha inventato facebook perché quello è il luogo dove il tamarro da il meglio di se, fino ad assurgere a icona, ad idolo dei suoi amici (che al 90% neanche conosce). La vogliamo smettere con quelle sopracciglia che sembrano spiccare il volo con una apertura alare da fare concorrenza ad un condor reale? Non sono ne chic ne cool ma solo ed esclusivamente tamarre, da vero tronista. La Maria Nazionale, da non confondere con la cantante napoletana ma per indicare la Signora De Filippi, ne ha sfornati tanti, davvero tanti. Ma il Grande Fratello ce ne ha fatti conoscere non di meno.

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Vi è mai capitato di vedere una giacca portata a pelle? Ti sarai anche depilato, ma non pensare di essere elegante, in quel mondo non lo sarai mai. Bandite per sempre foto davanti agli specchi delle palestre e dei cessi di casa o pubblici pubblicate su facebook. Cosa vuoi dimostrare che sei andato in palestra a pomparti e sorridi come un ebete mentre i tuoi denti sono ormai colore oro antico e non hai mai pensato ad una igiene orale? Ti lusinga ricevere tanti MI Piace dai tuoi contatti che sono pazzi di te perché a loro volta ancora più tamarri di te.

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Ma la grande tasciata (equivalente tamarrata in lingua palermitana) sono quelli che pubblicano su facebook tutto della loro vita: da quando bevono un caffè a quando gli arriva un pacco a casa. Non sono VIP (se ancora ha senso parlare di questa tediosa categoria) ma esseri normali che al 90% provengono da un substrato sociale basso ma che hanno fatto fortuna. Sono solitamente gay, di discreta presenza (in alcuni casi anche bellocci), che sono seguiti da un indiscriminato numero di mentecatti o adultori (uomini e donne…si proprio donne perchè certe hanno proprio il prosciutto sugli occhi) che cliccano MI PIACE. Ecco loro sono i super tamarri contemporanei. Il tamarro non è solo di genere maschile ma esiste anche la sua omonima in versione femminile: la tamarra. Avete mai visto quelle ragazze vestite di tanti colori, appariscenti, sgargianti, che camminano sgraziate su trampoli di 30 cm. Sembrano essere possedute da enormi emorroide non curate a causa della vergogna di recarsi in farmacia per comprare la mitica soluzione H . Durante la fashion week ne ho vista una ad una sfilata alta 145 cm con un borsa a forma di panda di circa 60 cm, brutta come la peste….eppure l’ufficio stampa la fece entrata prima di tanti ospiti.

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(Fashion blogger:  lei si che sa come creare atmosfera)

A Milano le definiscono con termini tipo cool, a Napoli sono definite smargiasse e vajasse. Quella non è moda è solo tamarraggine. Andare ad una sfilata vestito in total jellow con ciabatta di plastica al piede pensi faccia fashion? No, sei vestito a tamarro.

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(Fashion blogger: lo sfondo è proprio interessante!)

La tamarraggine è contagiosa. Il tamarro è sicuro di se, cammina spedito, vanaglorioso di essere guardato (senza mai chiedersi il perché). Tamarro è uno stile di vita, si mangia,si parla, si cammina, si ride, si paga in modo tamarro.

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(il bicchiere Heineken è very glamour)

Ma alla fine penso…che mondo sarebbe senza il tamarro? Un mondo più bello, ma forse anche noiso e non staremmo qui a parlarne. Più tamarri per tutti…


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